1814-1820

L’Italia pre-risorgimentale al congresso di Vienna

Con il congresso di Vienna (nov. 1814 – giu. 1815) le potenze vittoriose sull’imperatore dei francesi – Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna – ridisegnarono la carta geografica d’europa dopo gli sconvolgimenti causati dalle guerre napoleoniche.

In questa assise, fondamentale per la storia del continente durante l’intera prima metà dell’ottocento, l’Italia conobbe un’applicazione particolarmente zelante e burocratica del cosiddetto “principio di legittimità”: secondo questo concetto politico, i monarchi “per grazia di Dio” travolti dalla tempesta napoleonica sarebbero stati restaurati sui troni legittimi.

Il congresso di Vienna ridefinisce gli assetti geopolitici dell’Europa e dell’Italia, secondo i principi dell’equilibrio e della legittimità.

Nel nostro paese viene ripristinata la situazione precedente al periodo napoleonico: il regno di Sardegna (Savoia, Nizza, Piemonte, Sardegna e Liguria) è affidato a Vittorio Emanuele I di Savoia.

Il Lombardo – Veneto, con il Trentino, la Valtellina, Trieste e l’Istria, è sotto il diretto dominio austriaco.

Il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla è attribuito a Maria Luigia d’Asburgo-Lorena e quello di Modena, Reggio e Mirandola a Francesco IV d’Este.

Il principato di Massa, Carrara e Lunigiana tocca a Maria Beatrice d’Este, quello di Lucca va a Maria Luisa di Borbone-Spagna.

Il granducato di Toscana viene assegnato a Ferdinando III di Lorena e lo stato pontificio a Papa Pio VII.

Napoli e la Sicilia tornano ai Borbone con Ferdinando i re delle due Sicilie.

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